Riflessioni sulla pam moderna

IMG-20160317-WA0002Parlando di pesca a mosca mi sono chiesto oggi: perché nelle immagini che riempiono i social di ogni giorno ci sono solo foto di trofei e pochissimi riferimenti alle località e alla difficoltà per arrivarci, agli insetti che vi si trovano. Non c’è niente di scritto sull’attesa per ore di un segno sull’acqua godendo della natura circostante, alla giornata passata per osservare il fiume e la natura.

Niente di tutto questo riempie gli animi dei pam dei giorni nostri. Per fortuna non tutti la pensano così.

Chi come me privilegia tutto quello che c’è attorno alla pesca e non solo il momento della cattura, sono in netto calo purtroppo. Vedremo quando toccheremo il fondo del barile.

Altro comportamento molto quotato di questi tempi è che per alcuni il “cappotto” in pesca non deve esistere.

Se non si ha la possibilità di pescare su pesce pregiato, perché la stagione e le temperature non lo permettono, qualunque altra specie va bene, purché si peschi in qualche maniera e non si ritorni a casa con un bel cappotto. Soprattutto non si cambia attrezzatura che sarebbe la più consona ma pur rivolgendosi ad un altro pesce  si adegua quella della pesca a mosca.

In questa maniera la pesca a mosca viene sminuita ed evirata della sua essenza.

WP_20140920Poi, se il pam arriva sul fiume e l’acqua è alta o è velata e non ci sono schiuse, non si aspetta assolutamente l’ora propizia, oppure si desiste dalla pesca scegliendo un giorno migliore, ma si cambia canna e montatura, purché si peschi in qualche maniera e non si ritorni a casa con un bel cappotto.

Sembra quasi che il pam si vergogni di non catturare, si vergogni di non essere all’altezza delle altre tecniche. Non si può fermare ad attendere giorni migliori, per cui modifica l’attrezzatura e i comportamenti usuali di un pam, tante volte ai limiti del consentito, per catturare di più.

Si va a pesca non per pescare e godersi di quel momento di libertà in mezzo alla natura, godere di quei attimi di solitudine per aver staccato per una volta la spina, ma per catturare un pesce in più e ritornare a casa, se non stanchi, affaticati, come aver lavorato dieci ore in fabbrica, ma felici di non aver fatto cappotto.

Questa non è la pam che intendo io.

Non so se capite la differenza tra pescare a mosca e fare il pescatore di professione con il conta pesci al fianco, più pesci più guadagno. Sono due cose ben differenti ma soprattutto nello spirito contrarie una all’altra.

La modifica di questo modo di vivere la pam non è da attribuire però tutta al pescatore, ma anche a chi vende quel “giocattolo” e che invita a pescare nelle loro “riserve” riempiendo il fiume di pesce come nei laghetti artificiali. Chi ha in mano la gestione dei fiumi non tratta i fiumi per quello che sono ma li tratta ormai, credendo di essere nel giusto forse, da laghetti artificiali con immissione di pesce allo scopo di pescare il pescatore. Il suo portafoglio soprattutto.

Mi sono reso conto che chi ha a cuore le sorti di un fiume non esiste più se non in piccole realtà. Anche il pam stesso rifugge i posti dove a sera si arriva a prendere sì o no un pesce, ma preferisce andare sul sicuro, in zone nk o trofeo con pesce adulto e di taglia. In questo modo chi gestisce il fiume cercherà sempre più di soddisfare questo comportamento, disattendendo quello che è il suo vero obbiettivo cioè quello di salvaguardare tutto l’ecosistema fiume in gestione e non solo alcune zone. Inoltre privilegia con questo, solo il rilascio di specie pregiate per la pesca, lasciando perdere le altre specie minori che completerebbero meglio l’ecosistema fiume.

Sempre più mi convinco che per non avere queste super zone bisognerebbe che su tutto il territorio nazionale vigesse il no-kill. Primo perché il “tutto libero” sarebbe una carneficina e non risolverebbe il problema, secondo perché più nessuno abbia il pretesto di portare a casa qualcosa e che quindi essendo nk non ci sarebbe più pesce immesso per i pescatori ma solo e unicamente per il fiume, per regolare e ripristinare quello che è mancato.

Il pesce immesso sarebbe solo quello per aiutare il fiume a riprendersi dopo qualche brutta piena o altro evento che ne abbia falciato brutalmente le specie. Anche in questo caso l’immissione dovrebbe essere completa di tutte le altre specie esistenti precedentemente in quel fiume, non solo le più pregiate, in quantità giusta e niente di più.

Lasciamo perdere poi le morie di pesci e della fauna bentonica per la gestione delle acque e il del minimo vitale. Tante leggi italiane scritte ma non attuate o attuate solo quando conviene a qualcuno. Stendiamo un velo pietoso su tutto questo che non voglio trattare in queste righe, altrimenti il discorso si allargherebbe troppo.

Ecco questi sono gli eventi sotto gli occhi di tutti. Fiumi che si seccano e nessuno dice o fa qualcosa. Fiumi inquinati da scarichi che provocano avvelenamenti della fauna e per ultimo ma non meno importante dei precedenti, pescatori molto superficiali che se ne fregano di quello che c’è attorno purché si peschi in qualche maniera e non si faccia cappotto. Difficile, arduo e lungo il cambio di mentalità soprattutto quando tutti fanno quello che vogliono, nessuna legge, nessun controllo, nessuno paga e tanti pam che non capiscono e non vogliono rendersi conto di questa mediocrità imperante, e di dove la pam stia finendo, tanto a loro interessa solo catturare il più possibile ed in ogni maniera e modo.

E non ultimo il lento e inesorabile declino delle riviste di pesca a mosca, ‘imposto’ dalle tasse che si mangiano buona parte dei guadagni ma in buona parte dovuto anche ai pescatori che non rinnovano gli abbonamenti o non acquistano le riviste in edicola. Non stò parlando di risparmio in denaro è chiaro ma di arroganza di conoscere e sapere già tutto della pam. Non c’è nessuno scambio culturale tra pescatori, c’è solo uno scambio di foto delle catture. Ormai il pam sa tutto e conosce tutto del fiume, pensando solo al pesce. Degli insetti non interessa più a nessuno, tanto la maggior parte delle imitazioni utilizzate sono attractor multicolori plastificati come alberi di natale che non imitano niente di esistente, devono solo catturare. Ormai si può montare la mosca sul finale prima di vedere com’è il fiume, non serve più guardare le schiuse. Non c’è più la voglia di imparare qualcosa di nuovo dalla natura e la mediocrità della pam dilaga giorno per giorno.

Mi sto stancando di tutto questo e sarà anche per questo motivo che vedo dall’esterno, da un’altra angolazione, la brutta strada che ha intrapreso la pam italiana.

Concludo dicendo che questo modo di pensare, di tanti cosiddetti pescatori a mosca, piuttosto superficiale e mediocre sta portando la pam a toccare il fondo del barile.

Il riprovevole di tutto questo è che non c’è e non vedo all’orizzonte, una controtendenza.

r.t.

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